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martedì 18 dicembre 2007

No alla Riforma Costituzionale !

REFERENDUM
CONTRO IL PROGETTO DI RIFORMA
DELLA SECONDA PARTE DELLA COSTITUZIONE

che prevede:


I POTERI FORTI PER IL PREMIER

Il Primo Ministro è eletto con voto diretto degli elettori, é indissolubilmente legato alla sua maggioranza, non può accettare nessun altro voto determinate, ma può condizionarla con l’esercizio del suo potere di scioglimento della Camera.


LO SVUOTAMENTO DEGLI ISTITUTI DI GARANZIA

Il Presidente della Repubblica perde il potere di nomina del Presidente del Consiglio e quello di scioglimento delle Camere, cessa di essere il garante degli equilibri istituzionali.
Sulla Corte Costituzionale vi sarà un consistente aumento di influenza dei partiti con conseguente maggiore possibilità di politicizzazione sulle sue decisioni
Con riguardo alla Magistratura viene circoscritto il principio di autonomia del CSM rispetto al Presidente della Repubblica, cui viene attribuito il potere di nominare il Vice Presidente, che attualmente è elettivo.


LA FRAMMENTAZIONE DEL POTERE DI LEGIFERARE

Le competenze legislative vengono frazionate a seconda della materia tra Camera, Senato Federale e Regioni. Solo per limitate materie sopravvive il sistema della doppia approvazione da parte di Camera e Senato. Il Senato Federale viene eletto in occasione delle elezioni regionali. Sia per la possibilità di formazione di maggioranze diverse sia per la difficoltà di una esatta individuazione delle competenze, spesso definite in modo approssimativo, si verificheranno occasioni di una perenne conflittualità.
E’ prevista la possibilità per il Premier di attivare meccanismi di annullamento delle leggi del Senato e delle Regioni deducendo la necessità di dare attuazione al programma di governo o per motivi di interesse nazionale.
La soluzione dei conflitti istituzionali viene affidata, anziché ad un organo indipendente quale è la Corte Costituzionale, ad apposite commissioni parlamentari, praticamente alla stessa maggioranza che sostiene il Governo.


LA DEVOLUTION

Per effetto della “Devolution” le materie della sanità, dell’istruzione e della polizia locale passeranno alla competenza legislativa esclusiva delle Regioni. Si tratta di un trasferimento di competenze che, specie con riguardo alla sanità, comporterà inestricabili problemi in ordine alla sostenibilità economica delle spese dei relativi servizi.
Nella fruizione dei servizi non vi saranno più diritti eguali per tutti gli i cittadini. Saranno accentuate le disuguaglianze già insopportabili tra Nord e Sud secondo una visione egoistica della crescita sociale e dello sviluppo economico. Le più eclatanti si manifesteranno nel campo della sanità, ove una regione ricca potrebbe permettersi di non gravare i propri cittadini del ticket ed una povera non essere in condizioni di poterlo fare.


I DIRITTI FONDAMENTALI INTACCATI

Intaccando i tre grandi principi di base della Costituzione (equilibrio democratico tra maggioranze e minoranze, equilibrio parlamentare tra poteri e contropoteri, equilibrio nazionale tra unità e pluralismo territoriale) si è costruita una passerella di aggressione che va dalla parte organizzativa (la Parte II) alla parte, apparentemente illesa, dei diritti dei cittadini (la Parte I).


A cura del Comitato per il NO al referendum costituzionale di Bologna – c/o Arci via Saffi Bologna

Lo Spirito di questo Referendum Costituzionale

Cosa sanno gli italiani di questo referendum costituzionale ? Ancora poco.
Forse qualche elettore comincia ad avere anche il sospetto di essere stato indebitamente escluso da problemi che lo riguardano direttamente; e, una volta appresi i contenuti, ad allarmarsi per esserne stato tenuto all’oscuro per tanto tempo.
E poi ad appassionarsi ad essi, dopo avere percepito che in realtà la Costituzione gli attribuisce un potere sovrano incredibile: quello di stabilire, in quanto cittadino ed elettore, se interdire o meno al legislatore il potere di introdurre modifiche così radicali alla Costituzione, se dare regole nuove al legislatore e un nuovo assetto alle istituzioni.

Un potere di livello analogo a quello dei Padri Costituenti.

Questo referendum (cd. confermativo e senza quorum di leggi costituzionali per distinguerlo da quello abrogativo di leggi ordinarie) gli attribuisce un potere più importante di qualsiasi altra esperienza elettorale.
Un potere radicale di incidere sugli assetti fondamentali del Paese, molto maggiore di quello esercitato in occasione dei precedenti referendum confermativi che avevano toccato solo aspetti marginali della Costituzione del 1948.
Questa riforma costituzionale - approvata esclusivamente dal centrodestra – modifica radicalmente tutta la seconda parte della Costituzione che va dall’art.55 all’art. 139, lacera gli equilibri costituzionali a tutto vantaggio di un governo forte, avvilisce i poteri di garanzia, altera il principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, il diritto cioè ad ottenere medesime prestazioni in materia di sanità ed istruzione.

Ma soprattutto tradisce la funzione della Costituzione di interpretare valori sentiti ed interpretati da tutto il paese come parte della propria coscienza civile.
Non ho dubbi che quando i cittadini avvertiranno la portata della espropriazione di sovranità di cui rischiano di essere oggetto, si recheranno alle urne con un senso di orgoglio che dà senso pieno al carattere democratico delle istituzioni.

Nonostante la pluralità degli appuntamenti elettorali degli ultimi mesi, la affluenza elevatissima - che ha pochi pari in altri paesi - è già essa stessa una prova di immedesimazione dei cittadini alle loro istituzioni e in fondo anche di attaccamento alla cosa pubblica.
Al di là delle esperienze negative in cui talvolta incorrono nei loro rapporti con gli uffici ed i servizi pubblici, statali o locali, i cittadini hanno la sensazione che solo in essi possano trovare il luogo fisico ove le differenze si possono riequilibrare, dove si innerva il senso della comunità locale e nazionale.
E così avvertono la consapevolezza di doverli salvaguardare affinché siano amministrati secondo logiche che non corrispondano a quelle dell’egoismo di natura leghista che lentamente ed insidiosamente si vanno insinuando nella convivenza civile ovvero del profitto, che bene si adatta alle merci, ma sulla base di quei principi di solidarietà e partecipazione democratica, ai quali dovrà necessariamente essere ispirata qualsiasi modifica si intenda portare in futuro alla Costituzione.

Claudio Nunziata
1 giugno 2006

Gli Organi di Garanzia nella Riforma Costituzionale

IL RIDIMENSIONAMENTO DEGLI ORGANI DI GARANZIA NELLA RIFORMA COSTITUZIONALE VOTATA DALLA DESTRA

Da lungo tempo, per risolvere il problema della frammentazione del sistema politico e della breve durata dei governi, è stato avviato il percorso delle riforme istituzionali. Talvolta si è perso di vista che fondamentale per una democrazia è la controllabilità dell’esecutivo che viene assicurata assicurare attraverso il potere attribuito agli organi di garanzia. Problema che viene spesso eluso per la sua attitudine a spogliare la governabilità di un attributo che non le è essenziale ma che è molto ambito: la facoltà di avere le mani libere, molto attrattiva per chi esercita il potere.
Lo ha dimostrato la legislatura precedente dove la presenza nel governo dei segretari dei tre maggiori partiti e la alterazione del principio di rappresentatività, determinata dai meccanismi surrettizi del sistema elettorale, si sono prestati ad atteggiamenti prevaricatori delle posizioni di maggioranza con effetti distorsivi sugli equilibri democratici e sull’etica pubblica.
La legislazione ad personam testimonia la subordinazione assunta del Parlamento rispetto all’Esecutivo con il capovolgimento completo della strutturale autonomia che esso avrebbe dovuto conservare.
Il disastro della finanza pubblica dimostra che alla scarsa sensibilità verso la cosa pubblica possono corrispondere scelte arbitrarie e troppo sbilanciate verso gli interessi privati.
Questi gli effetti di forzature costituzionali, indipendenti dalla riforma, già in una condizione di strutturale debolezza degli organi di garanzia (Capo dello Stato, Corte Costituzionale, Magistratura). Dirompenti sarebbero gli effetti in una situazione di radicale alterazione della loro struttura, quale è prevista dalla riforma costituzionale.

Il Capo dello Stato, che aveva già visti reiteratamente respinti dalla precedente maggioranza i suoi inviti al riesame di leggi che presentavano aspetti di incostituzionalità, nel progetto di riforma perde gli unici poteri forti di cui dispone, il potere di nomina del Presidente del Consiglio e quello di scioglimento delle Camere.
Conseguentemente cesserà di essere il supremo garante degli equilibri istituzionali e sarà ridotto a figura solo rappresentativa. Perderà persino la possibilità di nominare un governo di garanzia che assicuri lo svolgimento delle elezioni nelle fasi di crisi della maggioranza di governo.
La facoltà di nominare 5 senatori a vita viene sostituita da quella di nominare un numero di deputati a vita che alla Camera non potrà mai essere superiore a tre. Non vale a rivalutare il suo ruolo la possibilità attribuitagli di nominare i Presidenti delle Autorità Indipendenti.

Viene alterata anche la composizione della Corte Costituzionale aumentando da 5 a 7 i membri nominati dalle camere e riducendo da 5 a 4 sia quelli nominati dal Capo dello Stato che quelli nominati dalla magistratura.
Di conseguenza il divario tra i membri di origine parlamentare e quelli provenienti dalle altre due componenti si riduce da 5 contro 10 a 7 contro 8 con conseguente aumento di influenza delle istanze di natura politica in sede di decisione.
Una Corte Costituzionale troppo politicizzata rischia di perdere quella sua attitudine ad esprimere un sindacato di costituzionalità oggettivo ed indipendente sulle leggi approvate dalla maggioranza parlamentare.
Un sindacato, già in crisi per i limitati poteri di attivazione, verrà con la riforma di fatto paralizzato in conseguenza della nuova competenza attribuitale di risolvere i conflitti di attribuzione dei comuni nei confronti di regione e stato, attualmente riservati alle giurisdizione amministrativa.

L’unica parte del progetto che va ad incidere sulla Magistratura è quella che attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di nominare il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura - oggi riservata allo stesso Consiglio - e quella che costituzionalizza la prassi già in vigore di limitarne la individuazione tra i membri di nomina parlamentare.
Questa novità non ha significato secondario perché tende a trasformare la figura del Vicepresidente in un delegato, un esecutore cioè delle direttive del Presidente, riducendo il carattere simbolico della autonomia del Consiglio Superiore. L’alterazione dei principi costituzionali in materia di giurisdizione era stata già perseguita per la diversa strada della riforma dell’ordinamento giudiziario, approvata con legge ordinaria, e con il sistematico attacco alla sua autorevolezza ed alla sua immagine di imparzialità.

La debolezza degli strumenti di controllo rischia di accentuare il carattere autoritario della nuova figura di Primo Ministro. Dovrà essere dunque chiaro che qualsiasi ipotesi di futura riforma, se vorrà conservare un carattere democratico, non potrà prescindere dal rafforzamento dei poteri di garanzia, a maggior ragione se saranno potenziati i poteri dell’esecutivo.

Claudio Nunziata
28 maggio 2006

Le parole chiave della Costituzione Europea

a cura di
Claudio Nunziata

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